Accademia Letteraria dell'Arcadia

Jacopo Sannazzaro, Arcadia..., Vinegia 1530L'Accademia dell'Arcadia fu fondata nel 1690 da alcuni letterati, tra cui Giovan Mario Crescimbeni e Gian Vincenzo Gravina, ad ideale continuazione delle adunanze letterarie che si tenevano nel palazzo romano della regina Cristina di Svezia, morta nel 1689. L'Accademia, il cui programma perseguiva il rinnovamento della poesia italiana nei confronti del cattivo gusto barocco, pur richiamandosi, nel nome, alla montuosa regione greca, non privilegiò mai una ispirazione di carattere spiccatamente pastorale, ma praticò piuttosto la lirica di tipo pindarico, anacreontico e petrarchesco, rispettivamente per i generi eroico, idillico e amoroso. L'Accademia era una vera e propria repubblica, regolata da leggi elaborate dal Gravina in un latino che ricordava quello delle XII Tavole; i membri assumevano, all'atto dell'annoverazione in Arcadia, un nome grecizzante. Nata a Roma, l'Arcadia fondò, nel tempo, numerose colonie in altre città italiane, e conobbe, soprattutto nel XVIII secolo, un periodo di grande fama e diffusione.
A Roma le adunanze e le letture dei versi composti dagli Arcadi si svolgevano a cielo aperto, nel cosiddetto "Bosco Parrasio", che ebbe varie sedi, fino a stabilirsi, nel 1725, sul Gianicolo. Dal 1941 l'Arcadia romana ha depositato, presso la Biblioteca Angelica, la propria raccolta di libri a stampa (circa 14.000 volumi), di manoscritti (41 grossi volumi miscellanei, contenenti rime e prose dei soci tra il 1690 e il 1800), e il proprio Archivio storico, composto da 7 volumi di Atti Arcadici contenenti i "Fatti degli Arcadi" (per lo più verbali di assemblee), e 9 volumi di Archivio, contenenti il "Catalogo dei Pastori arcadi" fra il 1690 e il 1824.
Nel vestibolo della biblioteca sono esposti alcuni pregevoli ritratti di arcadi illustri.
L'Accademia tiene regolarmente i propri incontri e conferenze presso l'istituto.