Giovan Mario Crescimbeni

Giovan Mario CrescimbeniGiovan Mario Crescimbeni nacque a Macerata nel 1663 in una delle più ragguardevoli famiglie della città marchigiana, ricevette un'educazione particolarmente accurata finalizzata alla carriera forense, alla quale, contro le sue inclinazioni, lo aveva destinato il padre.

Nel 1679, dopo aver conseguito la laurea in legge, si trasferì a Roma, dove partecipò attivamente all'intensa vita culturale. Divenne così membro dell'Accademia degli Umoristi, di quella degli Intrecciati e di quella degli Infecondi, alle quali recò il suo contributo di fautore del classicismo, e fu, nel 1690, con il Gravina, il Leonio, lo Zappi e il Taia, tra i quattordici intellettuali del circolo cristiano che, nel ricordo della ex Regina di Svezia, fondarono l'Arcadia. Nominato primo custode generale, impresse ben presto all'Accademia un indirizzo di moderata restaurazione classica e moralistica, tale che potesse essere accolto in ogni parte d'Italia e che, all'insegna della rivalutazione della cultura nazionale, non lasciasse cadere neanche la componente più blandamente barocca dal gusto contemporaneo.

La superficiale restaurazione classicistica e moralistica del Crescimbeni, che si esaurì praticamente nell'organizzazione burocratica dell'Accademia e nella regolamentazione di un gusto letterario che era prima uno stile di vita, si appoggiò a una solerte attività di sistematore della tradizione letteraria italiana, in opere come L'istoria della volgar poesia e i Comentarj intorno alla storia della volgar poesia e in un'incessante laboriosità di propagandista, di editore e di storico dell'Arcadia, che fin dalla sua celebrazione romanzata dei suoi fasti, L'Arcadia, sempre più venne portata a coincidere con il proprio mondo fantastico e con la propria leggenda, cioè in sostanza con lo strumento più efficace del progetto politico-culturale di unificazione letteraria ed egemonia nazionale di Alfesibeo Cario (tale era il nome assunto in Arcadia dal Crescimbeni).

Nel 1705 divenne canonico e nel 1719 arciprete della basilica di S. Maria in Cosmedin, pubblicò una interessante ricerca sulla storia delle chiese romane. Morì a Roma l'8 marzo 1728, dopo aver chiesto e ottenuto, per sciogliere un voto, di entrare nella Compagnia di Gesù.