De Civitate Dei

Incipit dell'opera: Aurelius Augustinus , De Civitate Dei, [Subiaco], 1467.
Aurelius Augustinus , De Civitate Dei, [Subiaco, Conrad Sweynheym & Arnold Pannartz], 12 giugno 1467. Fol.

Il De civiate Dei è comunemente considerato il terzo ed ultimo incunabolo realizzato da Sweynheym e Pannartz a Subiaco. Alcuni studiosi, invece, ritengono sia stato stampato dopo il loro trasferimento a Roma. Carla Frova e Massimo Miglio ritengono possa trattarsi di una stampa sublacense, ma ipotizzano che l'impresa possa essere stata portata a termine, dopo la partenza per Roma dei due prototipografi, da un gruppo di monaci del Monastero in grado di assumersi tale compito. In questa edizione il carattere latino usato è particolarmente interessante perchè consiste nell'unione tra maiuscole romane e minuscole semigotiche.
L'esemplare presenta, nel margine inferiore della carta [15] r., all'interno di una corona d'alloro riccamente decorata, S. Agostino allo scrittoio: alle spalle del santo si scorge la raffigurazione di un paesaggio. La corona si estende in due volute laterali sorrette a sinistra da un putto, a destra da un putto e un amorino. Nelle volute si trovano due scudi araldici appartenenti alla famiglia Martinozzi di Fano. La legatura è in pelle rossiccia con semplice riquadratura in oro sui piatti, dorso con fregi e titolo in oro (sec. XVIII). L'esemplare angelicano proviene dalla Biblioteca Passionei.