Quadreria dell'Arcadia

Vestibolo della Biblioteca con quadreria dell'Arcadia

Della pinacoteca dell'Arcadia non si hanno notizie prima del 1770 e questo è probabilmente dovuto al vagabondaggio dell'Accademia dalla prima sede sul Bosco Parrasio, nell'ottobre del 1690, accanto a San Pietro in Montorio, e poi a quella più conosciuta alle pendici del Gianicolo, a vari palazzi nobiliari romani fino alla sede nel Collegio Mattei, in via del Lavatore, presso San Nicola in Arcione nel 1766.

Sotto la custodia dell'Abate Giuseppe Brogi (1766-1772) e poi di Gioacchino Pizzi (1772-1790) nacque l'idea di raccogliere "nel Serbatoio" nei pressi di San Carlo al corso, i ritratti dei custodi generali e degli arcadi più illustri, richiedendo ad amici o eredi i ritratti degli arcadi defunti o sollecitando gli arcadi pittori a lavorare per l'Accademia e a lasciare memoria del loro valore con autoritratti o ritratti degli altri soci. Anche durante la custodia di Godard (1790-1824) e poi di Barola la pinacoteca si arricchì di altri quadri; alcune tele furono restaurate e fu apposto sotto ogni ritratto un cartiglio indicante il nome del pastore e le date di nascita e morte.

Dei 191 quadri che composero la pinacoteca dell'Accademia molti andarono dispersi in seguito alle crisi politiche che investirono Roma nella prima metà dell'Ottocento; più di 100 passarono in deposito permanente al Museo di Roma a Palazzo Braschi, e appena 18 trovarono posto nel vestibolo settecentesco della Biblioteca Angelica dove nel 1940, appena ultimati i lavori di restauro, trovò sede la Biblioteca dell'Accademia dell'Arcadia.

Tra gli altri di particolare interesse quelli del Cardinale Pamphili Bentivoglio e del Cardinale Pacca, quello del Metastasio, della poetessa Teresa Bandettini opera del Labruzzi, dello scienziato Lorenzo Magalotti e della poetessa Diodata Saluzzo Roero.